
XXXV MINIARTEXTIL
Paloma de la Cruz
INAUGURAZIONE
sabato 3 ottobre ore 16.30
la mostra sarà visitabile fino a sabato 31 ottobre
con i seguenti orari: martedì/venerdì 15.00 – 19.00
sabato/domenica 11.00 – 19.00
per informazioni
info@theartcompanycomo.it
Paloma de la Cruz (Málaga, Spagna, 1991) si forma presso l’Università di Málaga, dove consegue la laurea in Belle Arti nel 2014 e il Master in Produzione Artistica Interdisciplinare nel 2016; prosegue poi la propria formazione con un dottorato all’Università dei Paesi Baschi. Attualmente vive e lavora a Madrid. Il suo percorso comprende importanti esperienze di residenza, tra cui il Centro de Arte Contemporáneo di Córdoba, La Térmica Creadores di Málaga, Ifitry in Marocco, Contextile a Porto e Dekandoo in Senegal. Nel 2024 è inoltre artista residente presso la Casa de Velázquez di Madrid.
Nel corso della sua carriera ha esposto in musei, gallerie e centri d’arte, tra cui il Centre Pompidou Málaga, il Museo Casa Natal Picasso, il Centro Párraga di Murcia e lo spazio INICIARTE di Córdoba. Ha partecipato a importanti fiere internazionali, come ARCO Madrid, ARCO Lisboa e Artissima, e la sua opera è presente in collezioni pubbliche e private, tra cui quelle del CAC Málaga, DKV, Sorigué e VANS.
La sua ricerca attraversa ceramica, tessile, scultura, installazione e architettura, concentrandosi sul corpo e sul rapporto tra corpo e spazio. La ceramica viene trasformata in una sorta di seconda pelle: superfici, merletti, piastrelle e tessuti vengono modellati per evocare epidermidi, abiti, involucri e tracce corporee. L’artista guarda alla tradizione artigianale e tessile, reinterpretandola in chiave contemporanea e mettendo in discussione i confini tra ornamento e materia, protezione e costrizione, presenza e assenza. Il corpo femminile, spesso evocato ma non direttamente rappresentato, diventa così luogo di memoria, identità e desiderio.
Nel suo lavoro materia e spazio finiscono per coincidere: l’architettura diventa una pelle da abitare, mentre la ceramica assume una dimensione organica e quasi corporea. La sua poetica nasce proprio da questa trasformazione, dove elementi antichi e quotidiani vengono ricomposti in forme nuove, sospese tra fragilità e monumentalità, intimità e dimensione collettiva.
Después del vuelo, el rastro prosegue la ricerca di Paloma de la Cruz sul corpo flamenco e il suo rapporto con movimento, materia, peso e memoria.
Dopo l’abito a strascico da flamenco (trasformato in argilla) e il suo peso trascinato nel corpo attraverso la performance, l’indagine si sposta ora sullo scialle di Manila e sulle forme che traccia nello spazio quando manipolato dalla ballerina: fioriture, giri, vortici, aperture, lanci e trascinamenti. Sospeso dalle mani della danzatrice, lo scialle attraversa il corpo e trasforma lo spazio, disegnando linee, curve, tensioni e figure che compaiono e svaniscono nell’aria.
La mostra parte da questi movimenti per fermarne le traiettorie e tradurle in forme scultoree. Se l’abito a strascico incarna ciò che pesa e viene trascinato, lo scialle introduce una dimensione opposta, il volo — ma anche il volo lascia un’impronta.
Il progetto si colloca in questo intervallo: ciò che resta quando il movimento finisce. Le sculture, forme nere in reti, filamenti e strutture che evocano le traiettorie del tessuto, sono registrazioni di un movimento assente: non vediamo più il corpo che danza, ma le forme che la sua azione potrebbe aver lasciato sospese nello spazio. Il gesto coreografico diventa memoria materiale, e la galleria diventa essa stessa palcoscenico.
Faretti dal fascio netto, come luci teatrali, isolano frammenti di movimento, proiettando su pareti e pavimento le ombre di ciò che immaginiamo in moto: ogni opera genera una seconda forma, estensione della sua traiettoria. La scultura conserva l’impronta nella materia, la luce la ricostruisce in modo effimero, in continuità con le opere precedenti: dal lutto trascinato al movimento che lascia traccia, dalla gravità dell’abito a strascico al volo dello scialle.