Tesoro mio

presentazione del libro di Paolo Lipari
otto racconti ispirati al tesoro (mille monete d’oro!)
trovato nel sottosuolo del centro di Como

Martedì 13 settembre 2022, ore 18.30

Il 5 settembre 2018 – Nel centro di Como, in via Diaz, nell’area dell’ex Cinema Centrale (già Cinema Odeon e, prima ancora, Teatro Cressoni), durante i lavori di scavo per l’edificazione di un nuovo stabile è rinvenuto un recipiente pieno di monete d’oro di epoca tardo romana.
Si parla di un tesoro che vale milioni e di una scoperta archeologica tra le più importanti nel nord Italia. Le monete furono coniate, sotto vari imperatori, in un periodo storico che non supera il 474 d.C. Il computo finale delle monete raggiunge cifra tonda: 1000. Nel recipiente vengono ritrovati anche alcuni oggetti in oro: una barretta, tre orecchini e tre anelli con castone.

Saba Dell’Oca e Paolo Lipari

Le monete d’oro trovate durante gli scavi all’ex teatro Cressoni

Como miniera per archeologhe e archeologi: basta fare un buco per terra in città murata (ma anche oltre) e rischi di incappare in un tesoro. Ed è una miniera anche per chi studia la numismatica. The Art Company ha ospitato la presentazione del libro di racconti del regista Paolo Lipari “Tesoro mio”, scritto a poca distanza dal ritrovamento delle mille monete d’oro della tarda romanità sul cantiere per trasformare in appartamenti di lusso l’ex cineteatro Cressoni di via Diaz a Como.
Una scoperta che ha cambiato la storiografia comasca e riserva ancora tante sorprese oltre che polemiche, in una città come detto dove l’archeologia è sotto i piedi di residenti e turisti (a pochi passi dal Cressoni c’è un pavimento romano scoperto di recente e poi reinterrato). Un libro quello di Lipari in otto tappe, otto miniracconti che come “Rashomon” di Kurosawa affronta la scoperta del secolo da vari punti di vista e secondo le prospettive di varie epoche. “A Como, la dimensione sotterranea era improvvisamente diventata protagonista di tutto, anche dei dialoghi al bar. Prima di allora chissà cosa c’è sotto? se lo chiedevano i pensionati fermi a guardare i lavori dentro i tombini. O, in senso metaforico, i cittadini sospettosi nei confronti della classe dirigente. All’improvviso, da alcune settimane, era diventata una questione condivisa, forte, pressante. L’asfalto aveva perso la sua inviolabile durezza” si legge nel libro. La raccolta edita da New Press a quattro anni di distanza dall’uscita non ha perso smalto anzi ha corroborato con la lente del tempo il suo ruolo di macchina dei sogni capace di interrogare la realtà attraverso l’arte della fantasia. Per usare una famosa frase di Jean Paul Godard regista appena scomparso, non dobbiamo più guardare alla realtà nel cinema ma a quanto cinema c’è nella realtà: e cosa c’è di più potenzialmente cinematografico in una scoperta così avventurosa e avvenuta per caso, senza mappe per trovare il tesoro, ai piedi di un ex cinema il cui creatore, il mitico Cressoni, protagonista di uno dei racconti di Lipari, morì povero in canna? Scoperta di cui ancora di parla anche a suon di carte bollate e avvocati: alla presentazione presso The art Company infatti ha partecipato portando la sua testimonianza diretta Saba Dell’Oca, l’imprenditore che guida Officine Immobiliari, la società che ha realizzato l’intervento sull’ex Cressoni. La realtà che insomma irrompe sulla scena della fantasia, in un gioco di specchi e interrogativi, per chiarire meglio dati e contesti. Ma nulla è ancora certo, in questa città che è potenzialmente un museo all’aperto (o sotterraneo) dell’archeologia con le monete tuttora blindate a Milano nonostante la promessa da parte dell’allora ministro Bonisoli che l’intero tesoro sarebbe rimasto ai comaschi. Officine Immobiliari infatti ricorrerà al consiglio di stato dopo la sentenza del Tar che ha dato ragione allo Stato nella vertenza, delicata e tuttora aperta, che lo vede opposto a Officine sulla stima delle monete.
Per la Soprintendenza il valore complessivo delle monete è poso meno di 4 milioni di euro mentre per la società il valore di soltanto cinque dei dieci pezzi più rari, che riguardano l’imperatore Anicio Olibrio, varebbero da soli circa due milioni di euro e non 40mila euro ognuno come stimati dal Ministero.

Lorenzo Morandotti